Condivido la mia esperienza di “lavoratrice da ufficio” che negli anni si è avvicinata, suo malgrado, a discipline dedicate alla Postura.
Passare molte ore seduti, o in generale fermi in una posizione, provoca una serie di effetti collaterali i quali, con il tempo, possono diventare delle vere e proprie patologie fisiche.
Il corpo è stato “programmato” per muoversi. In un passato non troppo remoto l’immobilità era indotta solo in caso di malattia. Gli stili di vita, le abitudini e le tipologie di professioni degli ultimi anni hanno portato gli individui a trascorrere molte ore fermi, spesso in posizioni che inducono un disallineamento di molte parti del corpo.

Quando, all’età di 5 anni, mia madre mi chiese di scegliere un’attività extrascolastica a cui dedicarmi, dandomi come alternativa lezioni di pianoforte o di ginnastica artistica non ebbi alcun dubbio: scelsi immediatamente la seconda!
Mi sono subito appassionata a questa disciplina attraverso la quale bisogna eseguire gli esercizi con molta attenzione, precisione e rigore, senza andare a discapito dell’armonia, nell’esecuzione dei movimenti. Attraverso le innumerevoli ripetizioni che si eseguono per rendere fluida ed ineccepibile la sequenza di esercizi, per controllare nel dettaglio ogni azione, si acquisisce molta consapevolezza, sia del corpo ma anche e soprattutto della mente.
Il mio percorso agonistico si è interrotta dopo pochi anni, quando arrivai ai campionati regionali: troppo impegno, tempo ed energie da investire, a discapito degli studi. Abbandonai la ginnastica artistica per dedicarmi a tempo pieno alla mia formazione scolastica.
A quel punto però il mio corpo non poteva più stare fermo per ore ed ore: continuai a seguire attività sportive, per passione ma anche per effettiva necessità.
Ancora oggi non riesco a rimanere molte ore seduta: durante la giornata devo necessariamente ritagliare dei momenti da dedicare al movimento. In questi “intervalli” riesco a ricaricare anche la mia mente e a ritrovare quella lucidità che mi viene a mancare, dopo tantotempo di immobilità fisica.
Qualche anno fa ho scoperto le pratiche dello Yoga e del Pilates. Due discipline molto affini da un certo punto di vista che comunque mantengono due identità molto diverse.
Avvicinandomi allo Yoga mi si è aperto un mondo talmente vasto e misterioso: ancora oggi, dopo tanti anni di studio e di pratica non posso ancora affermare di conoscerlo a fondo.
Yoga non è un’attività fisica, ginnastica posturale o stretching: prima di tutto è una filosofia di vita, un percorso di formazione interiore che include necessariamente approfondimenti di psicologia ed etica.
Si percorre un cammino affinchè corpo, mente e spirito (prana) si fondano in una unica entità, per ristabilire, nell’accezione olistica, una “salute spirituale”

Con il Pilates invece è stato amore a primo “core”.
Dopo aver frequentato qualche lezione da utente ho sentito l’esigenza di approfondire la tecnica: mi sono iscritta ad un corso di formazione e nel giro di poco tempo, per caso, per fortuna (e anche per merito!) mi sono ritrovata ad insegnare.
Durante le lezioni ho sempre cercato di trasmettere non solo la tecnica degli esercizi ma anche e soprattutto la ricerca della consapevolezza nell’eseguirli, il piacere di riscontrare benefici dopo averli terminati.
Per anni ho lavorato su me stessa e ho sempre trovato affascinante ed arricchente, quasi indispensabile portare l’attenzione alla consapevolezza, ai dettagli nell’esecuzione e alla ricerca del benessere.
Ancora oggi proseguono il mio cammino e la ricerca di trarre i benefici da queste pratiche che mi prefiggo di eseguire quotidianamente: con il tempo mi rendo conto di come l’approccio agli esercizi sia costantemente da modulare e reimpostare, in funzione dei cambiamenti che inevitabilmente intercorrono nel corpo e nello stato emotivo.

Una risposta su “PosturElena”
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